03 agosto 2016

BUONE VACANZE


Buone vacanze a tutti i nostri lettori e collaboratori.
Ci rivediamo a settembre!!

27 luglio 2016

ART TO THE WORLD a Roma

ART TO THE WORLD

27 - 30 luglio 2016
La Mostra presenta una raccolta di autori con diversi modi di espressione, che portano però ad un’unica destinazione, la sensazione della vita nel suo complesso. Autori con linguaggio contemporaneo ma che si distinguono per conoscenze che si concentrano sulla consapevolezza della grande ricchezza  ereditata e hanno lavorato al fine di esaltare  la loro forza creativa, poetica, inventiva, emotiva e i flussi critici inerenti alla vita di ciascuno di loro; propongono una diluizione tra Arte e Vita.



a cura di Geni Settanni

RossoCinabro
Via Raffaele Cadorna 28
00187 Roma
Tel 06 60658125
Visit: rossocinabro.com
Visitabile  dalle 11 alle 19


Apertura ore 16:00

24 luglio 2016

Gabriella Benedini D’ACQUA, DI MUSICA, DI CIELO in mostra a Tremezzo (CO)

Gabriella Benedini
D’ACQUA, DI MUSICA, DI CIELO


La vicinanza del lago ha determinato la scelta delle opere che Gabriella Benedini presenta in questa mostra: si tratta infatti di installazioni che privilegiano il tema – a lei caro – della navigazione come viaggio. C’è poi l’elemento della “risonanza”, sentita quale eco di un poetico strumento musicale da lei chiamato “arpa”. E ancora, la percussione che penetra tra le vele, esperienza di spostamenti e di attraversamenti, le cui tracce si rivelano nelle superfici cariche di memorie, di segni, di frammenti, che l’artista inserisce nelle proprie opere trasformandoli nella “pelle” del racconto, dialogando con chi le guarda e le sa leggere.
Tra erranza e deriva ritorna il mito antico: il grande frammento della barca inclinata oppure la lunga sagoma scura della canoa. Entrambe riflettono sulla loro superficie segni di costellazioni, di quando erano le stelle a dare all’uomo l’orientamento.
C’è anche il senso del tempo della lunga e laboriosa ricerca di Gabriella Benedini, il tempo paziente e intuitivo che fa piegare al suo bisogno i tanti materiali usati, dal legno, al ferro, ai reperti trovati casualmente, che parlano della sua storia ma anche della storia di tutti, perché chi osserva le sue opere riconosce una comune appartenenza.
C’è il tempo scandito dai sette metronomi che circondano la sua poetica arpa, e che ci collega alla misura; a sua volta la misura ci rimanda al numero, e il numero al pensiero di Pitagora, che legava il tempo musicale ai rapporti armonici del cosmo.
Così le navigazioni, le vele, le arpe, i metronomi vivono nello spazio elegante e luminoso di Villa Carlotta un nuovo tempo: il tempo senza tempo dell’arte.

***
GABRIELLA BENEDINI (Cremona, 1932)
Si diploma all’Istituto d’Arte di Par­­ma e frequenta l’Accademia di Bre­ra. Dal 1958 al 1960 vive a Pa­ri­gi, dove tiene mostre personali e par­te­ci­pa a collettive. Rientrata in Ita­lia, ha la sua prima mostra mila­ne­se nel 1962 alla Galleria Berga­mi­ni, presso la quale esporrà fino al 1980; in seguito gallerie di riferi­men­to a Milano sono Spaziotempo­ra­neo, Studio Cavenaghi e Arte 92. Viaggia moltissimo. Attenta all’uso dei materiali, produce nel 1973-75 due film, “Diutop” e “Doprenoi” (perdu­to), e, superando il vincolo della bi­di­mensionalità, la scultura entra gra­dualmente nella sua ricerca. Da molti anni vive e lavora a Milano.
Tra le numerose mostre in spazi pub­blici, sono da ricordare quelle a Fer­ra­ra, Palazzo Diamanti (1972), Como, Pinacoteca (1993), Aosta, Tor­re del Lebbroso (1994), Spole­to, Palazzo Racani Arroni (1997), Sie­na, Palazzo Patrizi (1999), Sar­za­na, Fortezza Firmafede (2004), Reg­gio Emilia, Palazzo Magnani (2006), Cremona, Museo Ala Pon­zo­ne (2007), Milano, Spazio Ober­dan / Saluzzo, Castiglia (2012), Mi­la­no, Museo Diocesano (2014), Cremona, Museo del Violino (2016).
Importanti le presenze alla Bienna­le di San Paolo del Brasile (1982) e al­la Biennale di Venezia (1986 e 2009).

Le immagini stampa della mostra sono disponibili al link: http://bit.ly/benedinivillacarlotta

Gabriella Benedini
D’ACQUA, DI MUSICA, DI CIELO
Villa Carlotta,  Tremezzo (CO)
Orari: tutti i giorni dalle 9 alle 18

Inaugurazione: domenica 24 luglio, ore 16.00

19 luglio 2016

BIRDMAN di Mo Hayder recensito da Miriam Ballerini

BIRDMAN                                                         di Mo Hayder
© 2002 Superpocket
ISBN 88-462-0218-X   € 4,60  Pag. 384

Questo thriller direi che non è per tutti, ma solo per chi ha uno stomaco davvero forte.
Alcune scene, soprattutto dalla metà romanzo verso la fine, sono fin troppo esplicite e raccontate in tutti i loro macabri particolari.
Detto questo, è sicuramente un romanzo che consiglio agli amanti del genere.
All’inizio fa un po’ fatica a decollare, in alcuni tratti mi è parso confuso e non riuscivo a seguire la storia; ma, una volta che l’ingranaggio ha cominciato a girare, è stata davvero una piacevole sorpresa.
Protagonista è il detective Jack Caffery, un uomo che ha un terribile scheletro nell’armadio: la morte per mano di un pedofilo, del proprio fratellino. La sua vita, oltre che nella polizia, è spesa alla ricerca di prove che incastrino il suo vicino di casa.
Vive con una donna che non ama e si trova per le mani cinque cadaveri di donne.
Nei corpi, cuciti, si ritrovano degli uccellini morti, da questo il nome Birdman affibbiato a questo serial killer che si muove nell’ambiente della droga, nel sud est di Londra.
Fa la comparsa il nostro sadico killer e di lui conosciamo la storia: una madre oppressiva che non ha giovato alla sua psiche.
Le indagini proseguono e si arriva a un nome, quello giusto; ma proprio nel momento in cui si è vicini alla cattura, l’assassino si suicida.
Caso concluso? Finisce tutto così? Assolutamente no. Perché lui è solo una faccia della medaglia, Birdman è ancora vivo e in piena attività.
Ecco che ci avviciniamo a lui, al suo aspetto, alla sua identità. Alle torture e ai crimini narrati per filo e per segno, tanto da sentire quasi sulla nostra pelle il dolore provato dalla vittima.
Da il Sole 24 ore: “Se non siete avvezzi a sopportare lunghi brividi nella schiena, Birdman non fa certo per voi”.
Come troviamo scritto in copertina: per certi assassini uccidere è soltanto l’inizio.

© Miriam Ballerini


14 luglio 2016

Recensione di un ergastolano al libro “L’eutanasia di Dio”

Recensione di un ergastolano al libro “L’eutanasia di Dio”
Lo so, perché sono uno scrittore. (Pier Paolo Pasolini)
  
I libri mi hanno sempre dato l'occasione di scappare da tutti i miei problemi, dandomi la possibilità di trovarne altri. Poi leggere mi ha dato l'opportunità di conoscere più me stesso.
Ieri è entrato nella mia cella il libro, fresco di stampa, di Luca Russo dal titolo “L'eutanasia di Dio” (edito da “Sempre”) e l'ho posato sopra il mio sgabello, accanto alla mia branda. Questa mattina mi sono svegliato all'alba. Appena ho aperto gli occhi ho notato che il libro di Luca mi osservava. Ho fatto finta di nulla. E mi sono alzato. Mi sono fatto il caffè. E mi sono fumato la prima sigaretta della giornata. Poi mi sono rimesso a letto per finire di leggere le ultime pagine di un libro che ho iniziato giorni fa ma, con la coda dell'occhio, vedevo che il libro di Luca sopra lo sgabello continuava ad osservarmi.
 
Alla fine mi decido, poso il libro che stavo leggendo e prendo quello di Luca. Leggo subito la dedica che mi ha fatto:
Assisi, 15 maggio 2016
A Carmelo, hai fatto della tua storia la storia di tutti. Ti sei dato in pasto al mondo come “galeotto” ma il tuo cuore è immerso nella purezza di uomo “libero” … soprattutto “libero di amare” . Con affetto, Luca
Penso che incominciamo male, o bene, a seconda dei punti di vista, perché comincio già a commuovermi.
Poso il libro. Mi rialzo e fumo un'altra sigaretta. E inizio a fare avanti e indietro per la cella. Quattro passi avanti, mi giro e ricomincio. E mentre cammino penso alla prima volta che ho incontrato Luca.
 
Era il lontano anno 2007. Un numeroso gruppo della Comunità Papa Giovanni XXIII, con la presenza del fondatore Don Oreste Benzi, era venuto a trovarci nel carcere di Spoleto. Con la mia solita aria da provocatore, mangiapreti e “Senza Dio”, avevo chiesto, sicuro che mi avrebbero risposto di no, se appoggiavano uno sciopero della fame degli ergastolani per chiedere l'abolizione dell'ergastolo. Mi ricordo che Don Oreste aveva chiuso gli occhi e quando ormai pensavo che si fosse addormentato, li aveva riaperti e aveva detto semplicemente di sì. Ci rimasi male, perché mi ero sbagliato, ma ci rimasi anche bene, perché non ero più solo a combattere contro i mulini a vento. A quel tempo, Luca era il “Responsabile di Zona” della Comunità. Dopo qualche giorno mi arrivò ufficialmente questa comunicazione: “Il Consiglio dei Responsabili della Comunità ha deciso di sostenere l'iniziativa per l'abolizione dell'ergastolo, ora dovrà decidere in che modalità sostenere la battaglia”.
 
Ad un tratto smetto di pensare. Mi sdraio nuovamente nella branda. E riprendo il libro in mano. Inizio a leggere la prefazione di Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile Generale dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Delle sue parole mi colpiscono in particolar modo queste frasi: “La sofferenza, molte volte, non è data dall'handicap o dalla malattia, perfino terminale, ma dalla solitudine che si crea a causa di queste condizioni. (…) Diceva Don Oreste Benzi che c'è un'intelligenza che viene solo dall'amore. Per cui certe cose si capiscono solo se si ama”. Poi inizio a leggere la presentazione del Monsignore Claudio Giuliodori e colpiscono il mio cuore queste frasi: “Una vita non spesa e non donata fino in fondo per gli altri non è una vita pienamente vissuta e non può rendere veramente felici”.
Mi rialzo di nuovo con la scusa di prendere un pacchetto di fazzoletti e mi fumo un'altra sigaretta. Sento nella mia testa i pensieri del mio “Diavolo Custode” della Comunità Papa Giovanni XXIII che mi rimprovera che fumo troppo. Mi rifaccio due passi in cella. Poi riprendo di nuovo il libro tra le mani e continuo a leggere: “Vivo in casa con uomini che hanno vissuto 20, 30 anni di galera, e li ho visti convertiti dalla tenerezza della nostra piccola creatura, ho visto mani rugose, tatuate, con le dita monche e sfregiate, segnate da una storia di violenze e di rabbia, che maldestramente diventano docili in ogni carezza sulle guance liscissime di mio figlio. (…) Le lacrime mi riempiono gli occhi perché non sono ancora pronto a lasciare andare via il figlio del dolore. E così mentre i valori del monitor ogni tanto schizzano e atterriscono il cuore, la dottoressa con ansia e con voce accorata mi dice: "Canti, papà, canti! Perché quando lei canta il bambino riconosce la sua voce e non è più bradicardico. Canti!". E così canto il Pulcino Ballerino e la sua frequenza cardiaca si alza. Sapevo che era la sua canzone preferita. (…) Era entrato nella soglia della nostra casa famiglia come bimbo abbandonato dai suoi genitori perché scandalizzati dalla sua cerebropatia e poi ha trovato posto sul nostro lettone, con i nostri figli, nella nostra grande tavolata di 16 sedie. (…) Nella nostra casa famiglia non ci sono turni, non ci sono operatori, assistenti, educatori, non ci sono stipendiari”.
 
Senza neppure accorgermene, arrivo all'ultima pagina del libro. E mi  rendo conto anche che ho finito i fazzoletti e le sigarette. Ho sempre pensato che la lettura di un buon libro possa migliorare la vita, ma questo libro di Luca fa molto di più: ti apre il cuore all'amore. Ti fa comprendere che prima di ricevere amore bisogna darlo. E quando ami la tua famiglia, ami il mondo intero.
Grazie Luca di avere scritto questo libro anche se forse, più che te, dovrei ringraziare il tuo cuore, perché credo che l'autore di questo libro sia più lui che te.
 
Carmelo Musumeci
Carcere di Padova, 2016

 

05 luglio 2016

04 luglio 2016

RENZO FERRARI. LE CARTE E I GIORNI 1958-2016 dall’8 al 31 luglio 2016 a Milano

RENZO FERRARI. LE CARTE E I GIORNI 1958-2016
dall’8 al 31 luglio 2016

MILANO, FONDAZIONE STELLINE
Inaugurazione giovedì 7 luglio ore 18.30

Immagine incorporata 1
Notte stellata, 2015, olio, 42x29.5 cm, collezione privata


Alla Fondazione Stelline dall’8 luglio al 31 luglio 2016, sessanta opere di Renzo Ferrari ripercorrono organicamente il lavoro dell’artista, tra i protagonisti dell’arte svizzera del secondo Novecento, considerato uno dei maggiori pittori della sua generazione.

La mostra “RENZO FERRARI. LE CARTE E I GIORNI 1958-2016”, curata da Elena Pontiggia, muove dagli esordi negli anni cinquanta ancora nell’ambito informale; documenta poi le opere del decennio successivo, quando Renzo Ferrari è tra gli esponenti della Nuova Figurazione e si appassiona al simbolismo di Kubin e al surrealismo di Bacon e Sutherland; e giunge fino alle opere più recenti, nei modi di espressionismo che dialoga coi Neue Wilden tedeschi, ma risulta totalmente originale negli esiti.

La pittura di Renzo Ferrari, al di là della ricerca stilistica, si connota per un forte e risentito valore etico. Come scrive Elena Pontiggia nel testo introduttivo Ferrari ”ci pone di fronte alla smorfia del presente e ci spinge a specchiarci (senza moralismo, ma anche senza sconti) nell’essenza drammatica e ridicola del nostro essere, nella fiera delle vanità della nostra cultura”.

La mostra si apre con la dimensione intimista e riflessiva delle carte che scandiscono la cronologia e il senso del tempo, traducono il bisogno di registrare, interpretare e giudicare quanto accade nella realtà, per arrivare a una selezione di opere nuove di grande formato, dove la fisicità del disegno acquista una evidenza assoluta, rappresentando la sua indagine sul mondo.

Accompagna la mostra il catalogo Skira Le carte e i giorni 1958/2015 (2016), a cura di Elena Pontiggia con un saggio di Luca Nicoletti, che si aggiunge al volume Opere grafiche 1958/2013 (2013), anch’esso disponibile al bookshop.



BIOGRAFIA
Renzo Ferrari nasce l'8 febbraio 1939 a Cadro, presso Lugano, nel Canton Ticino. Si forma a Milano, dove frequenta il liceo artistico e successivamente l'Accademia di Belle Arti; fra i suoi insegnanti a Brera figurano Luigi Santucci, Guido Ballo, Pompeo Borra, Luciano De Vita, Gianfilippo Usellini. Le sue prime opere sono ancora legate alla stagione dell’informale, evolvendo, poi, verso un tentativo di amalgamare la figura - matrice inconfondibile del suo iter creativo - con lo spazio reale e mentale. Nel 1974 gli viene conferito il Premio Feltrinelli per la pittura nell’ambito della XVIII Biennale regionale d’arte della Città di Milano. La Civica Galleria d'Arte Villa dei Cedri di Bellinzona presenta nel 1990 un'ampia antologica comprendente la produzione del ventennio tra il 1970 e il 1990; nel 1999 presso la stessa sede è inaugurato il Fondo Ferrari. La recente produzione dell'artista è oggetto di numerose esposizioni presso il Museo Epper di Ascona (1993), Palazzo Sarcinelli di Conegliano (1995 e 1998), il Broletto di Como (2003) e il Museo Civico di Belle Arti di Lugano (2004), oltre all’ultima importante retrospettiva “Renzo Ferrari. Visioni nomadi” realizzata tra il 2014 e il 2015 al Musée d’art e d’histoire di Neuchâtel e al Museo Cantonale d’Arte di Lugano.
Nel 2009 riceve il Premio Morlotti alla carriera. Le opere di Renzo Ferrari figurano in raccolte pubbliche (Civica Raccolta Bertarelli e Museo della Permanente di Milano; Museo Civico di Belle Arti e Museo Cantonale d'Arte di Lugano; Civica Galleria d'Arte Villa dei Cedri di Bellinzona; Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma) e in collezioni private sia in Svizzera che all'estero.



RENZO FERRARI. LE CARTE E I GIORNI 1958-2016
Milano, Fondazione Stelline, C.so Magenta 61

8 – 31 luglio 2016 
Inaugurazione 7 luglio, ore 18.30
Da martedì a domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00
Ingresso libero
Per informazioni:
02.45462411