19 aprile 2009

Le geografia quantitativa

Nota enciclopedica

Per secoli la geografia si è dedicata alla scoperta del mondo, alla sua forma prima, poi alle grandi esplorazioni, alla descrizione dei luoghi, delle coste, dei rilievi. Quando poi il mondo ha preso una forma chiusa e compiuta, compito della geografia è stato quello di descriverne le forme naturali, le piante gli animali ed anche gli uomini, con il risultato di rischiare di confondersi con altre scienze come la geologia, la botanica e l'etnologia.

Alla metà del XX secolo però si è assistito alla cosiddetta "rivoluzione quantitativa" che, con lo sviluppo successivo delle possibilità di calcolo automatico, ha messo la geografia sullo stesso piano delle altre scienze positive, come la fisica e la matematica. Esponenti di rilievo di questa geografia sono stati Hagget, Racine e Reymond, i quali hanno portato un rigore matematico alla disciplina che prima non esisteva.
Ci sono poi gli esponenti della cosiddetta "Scuola di Lund", il cui capofila è lo svedese Torsten Haegerstrand, autori dei primi modelli matematici di diffusione spaziale, di grande utilità sia nel campo della previsione della diffusione delle malattie, sia in quello delle tecniche agricole, migrazioni, mode, abitudini alimentari ecc.
Un grande contributo alla geografia moderna è stato dato anche da studiosi tedeschi come Weber, Christaller e Loesch, i quali all'inizio del XX secolo svilupparono la "teoria delle località centrali", una sorta di trasposizione nello spazio umano della legge di gravitazione universale. In pratica i centri urbani sarebbero legati fra loro in maniera proporzionale al loro peso demografico ed economico, esercitando a loro volta una mutua influenza sui centri minori ed andando dunque a costituire una rete di relazioni dove i grandi agglomerati hanno un peso relativo maggiore rispetto alle periferie.
Nonostante tutto questo è difficile paragonare i modelli matematici sviluppati dai geografi del XX secolo con quelli della metereologia o dell'economia, che sono molto più complessi e completi. Questo è anche duvuto, secondo Frémont, al fatto che la geografia è una scienza incerta, "molle", perennemente a cavallo fra umanesimo e calcolo, e che ha in fondo bisogno di entrambi questi aspetti: non c'è vera geografia senza rigore scientifico, ma non c'è neppure senza la sensibilità e la consapevolezza dell'osservatore.
Frémont, autore del libro che è fonte di questo post, è stato un grande sostenitore degli studi geografici quantitativi, come quelli di Fernand Verger e Roger Brunet, senza per questo perdere la convinzione che l'oggetto geografico abbia inevitabilmente bisogno della sensibilità umana per essere osservato accuratamente. Il calcolo, in una parola, non basta.
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Autore: A. di Biase
Fonte: Armand Frémont - "Vi piace la geografia?" - Carocci editore
Fonte fotografica: Google
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