27 settembre 2011

Petruzzelli, gli irrequieti


PETRUZZELLI, GLI IRREQUIETI
Successo del concerto con Daniel Oren e Mischa Maisky
di Antonio V. Gelormini


Gran bella serata! Emozione, rapimento, talento musicale e divertimento nel senso più puro e nobile del termine. Questo il cocktail prodotto dall’appuntamento sinfonico della Fondazione Petruzzelli in una “magica” serata d’inizio autunno, che a Bari veste ancora la tipica e piacevole atmosfera di fine estate.
In cartellone due “pezzi da novanta”: l’eccentrico e virtuoso Mischa Maisky, il violoncellista lettone allievo ed erede nientemeno che di Gregor Piatigorsky e Mstislav Rostropovich, e l’esuberante trascinatore Daniel Oren, il direttore d’orchestra con la kippà, fedelmente indossata per tenere a bada quel fuoco perenne e vivace della sua passione musicale. A unirli, la vena inesauribile del talento e il sentimento intimo ed orgoglioso delle comuni radici ebraiche. Ad esaltarli, la prova matura ed ineccepibile di un’Orchestra, quella della Fondazione barese, che ad ogni occasione raccoglie stima, apprezzamenti e riconoscimenti.
Accompagnato dall’inseparabile collana indiana e dal suo prezioso violoncello Montagnana del 1740, Mischa Maisky ha conquistato il pubblico del Petruzzelli. Complice il suggestivo Concerto per violoncello e orchestra in si minore, op. 104 di Antonin Dvoràk. Il più bel concerto per violoncello (forse assieme a quello di Schumann), che rappresenta anche una delle pagine più intense delle meravigliosa antologia del compositore boemo, passato alla storia per la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”.
La bellezza di un suono, a tratti ammaliante, ha abbracciato e rapito sin dalle prime note un Teatro pieno in ogni ordine di posto. Con l’argento nel crine e una “dinamica meno tesa e nervosa”, la tecnica e il fraseggio dell’eccentrico lettone si sono rivelate più attente al dettaglio, rendendo più dolci ed espressivi i contrasti. Fino a realizzare verosimilmente il “miracolo compositivo” di Antonin Dvoràk, che in questo Concerto arriva a far suonare il violoncello come un violino. Certo il vibrato di Maisky resta largo e generoso, ma va considerato come l’indelebile marchio di un artista dalla versatilità stilistica straordinaria.
Un carisma esercitato con l’umiltà che solo i grandi riescono a conservare. E Daniel Oren il suo carisma lo sprizza ad ogni salto, ad ogni colpo della bacchetta, ad ogni richiamo alle diverse sezioni dell’Orchestra. Il suo immedesimarsi nella partitura è una sorta di intensa preghiera, che rende apparentemente plateali i suoi movimenti ed estremamente liberatorio quel “Deo gratias” finale a braccia aperte. La Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 73 di Johannes Brahms sembrava tagliata su misura per rendere impeccabile una direzione appassionata, nonché la musicalità di una magnifica Orchestra.
Due spiriti irrequieti, alla ricerca incessante di libertà. Libertà interpretativa, evasione dai conformismi, allergia ai vincoli gerarchici. A meno che il rapporto con l’autorità non si conformi nell’intenso dialogo con un altro “spirito libero”. Emozionante la sintonia percepita sia tra i due Maestri, sia con l’insieme degli orchestrali. Applausi e chiamate meritatissimi per tutti. Era da tempo che al Petruzzelli non si assisteva ad un applauso accorato e corale lungo circa quindici minuti, col pubblico che non intende “schiodarsi” dalle poltrone. Sono momenti che ripagano e che fanno ben sperare. Soprattutto quando sono colti ed apprezzati da tanto entusiasmo giovanile.
Ben due i bis concessi da Mischa Maisky. Entrambi legati al ricordo del suo grande Maestro. Il secondo, la Sarabanda della 5^ Suite di Bach, è stato lo stesso bis concesso, a suo tempo, da Mstislav Rostropovich al pubblico barese. Mentre il primo bis, il Preludio della 1^ Suite di Bach, era stato suonato dallo stesso Rostropovich alla caduta del Muro di Berlino. 


(gelormini@katamail.com)

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