18 aprile 2017

MANOVRA SUI CONTI PUBBLICI: PERCORSO AD OSTACOLI di Antonio Laurenzano


MANOVRA SUI CONTI PUBBLICI: PERCORSO AD OSTACOLI
di Antonio Laurenzano

Manovra nuova, problemi vecchi. Il Documento di economia e finanza (Def) approvato dal Consiglio dei Ministri ridisegna il quadro macroeconomico italiano con il Programma di stabilità e il Programma nazionale di riforma riproponendo il binomio di sempre: riforme-crescita. Un duplice ambizioso obiettivo finalizzato a correggere i conti pubblici per il 2017 e a impostare la Legge di bilancio per il 2018. Un percorso ad ostacoli per assicurare al Paese una governabilità di legislatura che rappresenta un importante fattore di credibilità e di stabilità economica. Senza peraltro perdere di vista le scadenze elettorali con la caccia al consenso sul quale agiscono in Parlamento spinte settoriali e corporative.
“Abbiamo i conti in ordine e li abbiamo non aumentando le tasse ma accompagnando il risanamento con misure di sviluppo”, ha dichiarato il premier Gentiloni a commento della manovra correttiva strutturale di 3,4 miliardi di euro come chiesto dalla Commissione Ue e dall’Ecofin. Lotta all’evasione, tagli di spesa, accise sui tabacchi e tassa sui giochi costituiscono le nuove entrate per la copertura del “buco di bilancio” pari allo 0,2% del Pil. Il maggiore introito, circa 1,2 miliardi, dovrebbe derivare dallo “split payment”, dall’estensione cioè dell’autofatturazione dell’IVA, già in vigore negli acquisti delle amministrazioni pubbliche, alle società partecipate e a quelle quotate. Dalla spending review, tagli alle spese dei ministeri e delle amministrazioni centrali, è atteso un gettito di circa 600 milioni. Il resto delle nuove entrate da altre voci, ivi compresa la “rottamazione” delle liti fiscali pendenti che si spera possa avere lo stesso successo di quella legata alle cartelle esattoriali. La copertura della manovra nella sua interezza non risulta ancora ben definita. Mancano all’appello diverse centinaia di milioni. “Ci sono misure che andranno ulteriormente specificate”, ha ammesso il Ministro dell’Economia Padoan. Un’operazione non semplice. In questo quadro d’incertezze è prevista per quest’anno una variazione in aumento della crescita all’1,1% e una riduzione del deficit dal 2,3% al 2,1%. Il debito, la palla di piombo della nostra finanza pubblica, è fermo al 132,5%!
Delusioni sul piano fiscale per le imprese: fissato al 30 giugno 2018, senza ulteriore proroga, il termine ultimo per l’agevolazione relativa agli investimenti (“iperammortamento”). Un segnale poco incoraggiante per la crescita. Ancor più incomprensibile la chiusura sui crediti d’imposta con obbligo del “visto di conformità” per la compensazione, in sede di pagamenti erariali, di imposte dirette, addizionali, sostitutive e Irap d’importo superiore a 5 mila euro, rispetto all’attuale soglia di 15 mila euro. Per azzerare eventuali abusi di alcuni, si colpisce la massa dei contribuenti onesti con aggravi di costi. La solita logica del fisco nostrano, con buona pace per la tanto conclamata tax compliance!
Archiviato con la manovra correttiva il rischio di una procedura d’infrazione da parte di Bruxelles per il forte squilibrio macroeconomico riconducibile al debito eccessivo, si presenta complesso e articolato il Def con cui si avvia l’iter per la formazione della Legge di bilancio 2018. Problema di fondo è la neutralizzazione delle clausole di salvaguardia concordate con l’Ue per quasi 20 miliardi con aumenti delle aliquote IVA e delle accise. Il rispetto degli impegni programmatici inseriti nel Documento di economia e finanza con una previsione di deficit per il prossimo anno all’1,2% comporterà un intervento sui saldi di finanza pubblica non inferiore ai 10 miliardi di euro. Sarà in autunno che si giocherà la vera partita sui conti pubblici, in Italia fra le varie forze politiche a pochi mesi dalle elezioni, e a Bruxelles, con la Commissione Ue, sul duplice versante del debito e del deficit per negoziare ancora una volta flessibilità e deroghe. Molto dipenderà dal binomio “riforme-crescita” che dovrà garantire al sistema Italia produttività e competitività. Non sono più rinviabili la riforma della giustizia civile e amministrativa, la razionalizzazione della spesa pubblica, una seria revisione della contribuzione e della fiscalità. A dir poco inquietante la recente circolare dell’Agenzia delle Entrate di ben 324 pagine sulle deduzioni e detrazioni fiscali e sui crediti d’imposta a commento delle 444 “tax expenditures” presenti nel nostro ordinamento tributario! E’ tempo di coniugare sviluppo ed efficienza per dare certezza all’azione politica e speranza alla ripresa economica del Belpaese.


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