16 maggio 2017

MACRON E LA RIFORMA DELL’ EUROZONA di Antonio Laurenzano

MACRON E LA RIFORMA DELL’ EUROZONA

di Antonio Laurenzano


Il mondo e l’Europa hanno bisogno di una Francia forte, rilanceremo l’Unione europea”. Con questa solenne dichiarazione si è insediato all’Eliseo Emmanuel Macron. A Parigi lanciata la sfida per salvare l’Europa e dissolvere il diffuso disagio sociale, causa di un antieuropeismo alimentato da spinte nazionaliste. Costruire cioè un’Europa credibile sul piano socio-politico e competitiva su quello economico, un obiettivo ambizioso condizionato da una diversa architettura istituzionale e dal modello di crescita che si vuole sviluppare. E Macron intende rafforzare l’Europa intervenendo sull’Eurozona con la proposta di un bilancio comune e un ministro delle Finanze europeo, nell’ottica di una Unione non più sbilanciata nei rapporti di forza interni, meno esposta al rischio di altre scissioni, sulla scia di Brexit.
La recente intervista rilasciata a Repubblica dal Ministro delle Finanze tedesco Wolfang Schauble, in sintonia con il neo presidente francese rivela con chiarezza la visione di prospettiva sul futuro dell’area euro. La priorità dell’Eurozona, secondo Schauble, è quella di raggiungere “una convergenza adeguata delle politiche economiche e finanziarie”, realizzando nei Paesi in difficoltà le riforme necessarie e migliorando la competitività. Per promuovere un tale salto di qualità e garantire un equilibrato sviluppo economico all’interno dell’Unione, la strada da percorrere è quella che porta alla istituzione di un ministro europeo con possibilità di intervento diretto sui bilanci nazionali, preludio alla unione bancaria e a quella fiscale. Chiaro sul punto il ministro tedesco: “Prima di mettere i rischi in comune, dobbiamo ridurli”. Come dire: non è la Germania con il suo massiccio surplus commerciale a essere forte ma sono gli altri Stati membri dell’Unione che devono rafforzarsi per uscire dalla lunga crisi economica e finanziaria.
In Francia e nei Paesi del Mediterraneo la crescita è troppo bassa, la disoccupazione è alta e quella giovanile è drammatica, con valori che oscillano fra il 24% della Francia e il 50% della Grecia. Questi sono Paesi nei quali le riforme implementate non sono sufficienti nel contesto di una debole crescita complessiva. Riforme che non riescono a contrastare la delocalizzazione di posti di lavoro causate dalla globalizzazione e a frenare l’espulsione dal mondo del lavoro e l’emarginazione sociale di “nuovi poveri” con i loro sentimenti anti-establishment. La soluzione ai problemi delle economie europee richiede riforme radicali che incoraggino modelli di crescita più vigorosi e più inclusivi, sia a livello nazionale che europeo. In particolare, i Paesi devono ridurre le rigidità strutturali che scoraggiano gli investimenti e ostacolano la crescita e mirare a ridurre i costi unitari del lavoro rispetto alla produttività nella prospettiva della convergenza di tali costi sul piano comunitario. Creando una solida base competitiva e attrattiva si potrà vincere la difficile sfida sui mercati esteri e dare ai cittadini europei la speranza di un lavoro e di una vita migliore.
Al Presidente Macron il compito di riformare l’Eurozona per salvare l’Europa, restituendo alle istituzioni comunitarie la centralità sulla scena mondiale. A Parigi è stato ben compreso che l’eccesso di regole e imposizioni comunitarie polverizza il consenso dei cittadini, sempre più lontani da Bruxelles e dalla sua governance tecnocratica. “La mia convinzione, ha dichiarato Macron, è che la vera sovranità passi per l’Europa: sul rilancio economico, sulla protezione commerciale, sulla sicurezza e la difesa, sulla rivoluzione digitale. Un progetto comune con i principali partner per rivedere le regole europee contro il dumping con un controllo degli investimenti stranieri nei settori strategici della nostra economia, riforma del lavoro, fondo di sostegno alle imprese”. Una rifondazione del progetto europeo! E’ questa la strada tracciata a Parigi per rilanciare l’Unione europea e le sue storiche aspirazioni. Un’opportunità da non perdere per evitare l’azzeramento del processo di integrazione politica.
(www.antoniolaurenzano.it)


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